Come rinunciare all’eredità

La successione fa sorgere, in capo a colui che è chiamato all'eredità, una serie di poteri e diritti tra questi vi sono l'accettazione e nel caso contrario la rinuncia all'eredità.

L’accettazione può avvenire in maniera espressa oppure tacita mentre la rinuncia deve seguire un iter più complesso, come disciplinano gli articolari 519 e successivi del codice civile.
Rinunciare all’eredità significa infatti decidere di rinunciare a tutto o a parte dei beni lasciati dal defunto. Di conseguenza vengono esclusi per il rinunciante anche i relativi debiti.
La rinuncia all’eredità può avvenire in due distinti modi ovvero può essere a titolo gratuito o oneroso ed i soggetti che possono decidere di non voler possedere i beni lasciati dal defunto sono i soggetti incapaci d’agire e i nascituri oltre che naturalmente alle persone giuridiche.
L’intera pratica deve inoltre essere gestita da un notaio, da uno studio professionale per poi essere depositata presso la cancelleria del relativo tribunale.

Come viene definita la rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità può essere definita come quell’atto nel quale il chiamato dichiara di non voler accettare l’eredità. Questa dichiarazione deve essere effettuata in forma scritta davanti ad un notaio, in un studio legale oppure presso la cancelleria di un tribunale.
Per compiere tale operazione è necessario portare con sè i seguenti documenti: codice fiscale e carta d’identità di tutti i dichiaranti, il codice fiscale della persona defunta, l’autorizzazione del giudice tutelare, una copia conforme del testamento e il certificato in forma originale del certificato di morte.
Tale rinuncia viene qualificata in diritto come un vero e proprio negozio giuridico unilaterale puro che potrà anche essere revocato solo successivamente. Per essere valida, la rinuncia all’eredità, deve semplicemente essere disposta dal soggetto coinvolto e non è necessaria la partecipazione o l’accordo con un altro individuo. La presenza di condizioni particolari o termini, possono rendere l’atto nullo come stabilito dall’articolo 520 del codice civile.

Come deve avvenire la rinuncia all’eredità

La rinuncia all’eredità può avvenire in due modi: in forma gratuita o onerosa.
Nel primo caso, ovvero in quello in forma gratuita, tale rinuncia può essere effettuata a favore di qualsiasi chiamato oppure soltanto verso qualcuno di esso. Come prevedono espressamente gli articoli 519 nel secondo comma e il 478 del codice civile, la rinuncia fatta gratuitamente verso tutti i chiamati all’eredità non ha effetto almeno che non vengono osservate le intere disposizioni contenute nel primo comma. Bisognerà verificare infatti se il rinunciante ha espresso tale volontà oppure no.
Nel secondo caso, nella rinuncia all’eredità in forma onerosa, esistono diverse teorie che variano in base al tipo di accettazione.

Quali sono i soggetti che possono rinunciare all’eredità

L’operazione di rinuncia all’eredità può essere svolta soltanto da coloro che hanno avuto una delazione e vocazione a seguito dell’apertura della successione, ovvero ai chiamati all’eredità.
Possono rinunciare all’eredità i soggetti incapaci d’agire che a loro volta si suddividono in soggetti totalmente incapaci e parzialmente incapaci. Rientrano nel primo gruppo i minori e gli interdetti e possono rinunciare all’eredità solo se vengono legalmente rappresentanti. Nel secondo gruppo ci sono invece gli inabilitati e gli emancipati che possono dichiarare di voler rinunciare all’eredità solo attraverso l’assistenza di un curatore.
Il tutto dovrà però poi essere deciso dal giudice tutelare.
Gli altri soggetti che possono rinunciare all’eredità sono i nascituri in quanto vengono ritenuti capaci a succedere se concepiti durante la successione. Infine vi sono anche le persone giuridiche che hanno capacità d’agire e possono per questo intervenire.

Tempo entro il quale è possibile rinunciare all’eredità

Per quanto concerne la durata in merito al quale occorre fare la propria rinuncia all’eredità, il codice civile e la legge in generale non hanno disposto alcun limite di tempo. A disciplinare così la questione sono ad oggi la dottrina e la giurisprudenza che hanno stabilito che la rinuncia va fatta entro dieci anni dall’apertura della successione, altrimenti non può essere considerata valida.
Colui che rinuncia all’eredità viene considerato dalla legge come se non fosse mai stato chiamato. Così l’articolo 512 al primo comma nel codice civile descrive la persona che decide di rinunciare all’eredità. In questo modo il chiamato perde totalmente la qualità di erede fin dall’inizio perché la rinuncia opera retroattivamente.
Naturalmente occorre precisare infine che chi rinuncia all’eredità, non rinuncia anche alle donazioni ricevute. Il rinunciante infatti non perderà tutto ciò che gli è stato attribuito attraverso la donazione come disciplina l’articolo 521 del codice civile al secondo comma.

Con la rinuncia all’eredità, il rinunciante dichiara, tramite un atto scritto di non volere gestire il patrimonio lasciatogli dal defunto.

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